Africa, l’aborto come diritto umano

Aborto libero in Africa. È l’obiettivo della Corte Africana per il 2015.

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Aborto libero in Africa. È l’obiettivo della Corte Africana per il 2015.

La Corte Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli vuole stabilire l’accesso libero all’aborto come un diritto fondamentale in tutti i paesi del continente africano. La Corte ha emesso un commento sull’articolo 14 del Protocollo di Maputo per orientare gli stati membri sul diritto delle donne alla salute sessuale e riproduttiva.

Il protocollo Maputo è un trattato internazionale adottato nel 2003 dalla Corte Africana con l’obiettivo di proteggere le donne, e per eliminare le disuguaglianze nel continente, e si configura come un documento complementare alla “Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli”. Il protocollo di Maputo è stato però il primo trattato internazionale che ha messo l’aborto tra i diritti umani delle donne.

L’articolo 14 del Protocollo dichiara che gli stati membri devono “proteggere i diritti riproduttivi delle donne autorizzando l`aborto medico in caso di violenza sessuale, stupro, incesto e quando la continuazione della gravidanza mette in pericolo la salute fisica e mentale della madre o la vita della madre o del feto”.

Il cosiddetto “Commento generale sull’articolo 14 del protocollo Maputo” afferma che ci sono barriere (tra cui il sesso, la razza, le credenze religiose e culturali) che impediscono alle donne di “esercitare e godere dei loro diritti sessuali e riproduttivi”.

Sono i diversi paesi africani quelli che devono intraprendere le riforme necessarie per mettere fine alle leggi “discriminatorie”. “In molti stati – dice il commento – c’è ancora un accesso limitato alle donne e alle ragazze per la pianificazione familiare, la criminalizzazione dell`aborto e la difficoltà che le donne incontrano nell’accesso all’aborto, anche nei casi in cui l’aborto è stato legalizzato”.

Inoltre, il documento afferma che ogni Stato deve fornire le risorse economiche necessarie per rafforzare il servizio sanitario pubblico in modo che la pianificazione riproduttiva e sessuale possa raggiungere tutte le donne che lo desiderano. “Ciò include specifici stanziamenti di budget nell’ambito del bilancio della sanità a livello nazionale e locale”.

Il problema, si legge nel documento, è “l’elevato tasso di mortalità materna” a causa del numero di “aborti illegali e non sicuri” che accadono.

La Corte conta con il sostegno internazionale di lobby e ONG per promuovere l`aborto in tutto il mondo. Infatti, questo documento è stato elaborato grazie alla collaborazione dell’ONG “IPAS” che “ha contribuito sulle questioni relative ai diritti sessuali e riproduttivi e il supporto tecnico per la preparazione del Commento Generale”.

Auxi Rodríguez

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