Ci sono meno credenti nel mondo, diceva il National Geographic. Si sbagliava

Un anno fa, National Geographic aveva detto ai suoi lettori che “la religione sta rapidamente diventando meno importante di quanto sia mai stata, anche per persone che vivono in paesi in cui la fede ha influenzato tutto dai governanti alle frontiere all’architettura”. Il mondo è ‘non religioso’, ‘non vuole la religione’ si leggeva sull’indagine pubblicata […]

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Un anno fa, National Geographic aveva detto ai suoi lettori che “la religione sta rapidamente diventando meno importante di quanto sia mai stata, anche per persone che vivono in paesi in cui la fede ha influenzato tutto dai governanti alle frontiere all’architettura”. Il mondo è ‘non religioso’, ‘non vuole la religione’ si leggeva sull’indagine pubblicata […]

Un anno fa, National Geographic aveva detto ai suoi lettori che “la religione sta rapidamente diventando meno importante di quanto sia mai stata, anche per persone che vivono in paesi in cui la fede ha influenzato tutto dai governanti alle frontiere all’architettura”.

Il mondo è ‘non religioso’, ‘non vuole la religione’ si leggeva sull’indagine pubblicata da National Geographic lo scorso anno.
Grazie a Dio e alla miopia della redazione, era una auspicio ma non una realtà, all’opposto il mondo si fa vieppiù religioso e cristiano in particolare.

Ma come Rodney Stark ha documentato nel suo recente libro, “Il trionfo della fede”, questa affermazione è sbagliata. Infatti, è l’opposto della verità. Secondo Stark, “il mondo non è semplicemente religioso quanto in passato. In modi importanti, è molto più intensamente religioso che mai”.

Questo non dovrebbe essere una sorpresa, da anni autori evangelici testimoniano della crescita del cristianesimo nel ‘sud globale’ del mondo.

Ma la storia che dice Stark va oltre e la crescita del cristianesimo in America Latina è, per molti aspetti, altrettanto sorprendente quanto la sua crescita in Africa.

Questo potrebbe sembrare strano, visto che l’America Latina è apparentemente cristiana fin dal XVI secolo. Ma fino alla metà del XX secolo, era in gran parte un tipo nominale di cristianesimo. Sino gli anni ’50, solo tra il 10 e il 20 per cento dei latini americani erano “attivi nella loro fede”.

L’arrivo di missionari protestanti, in particolare pentecostali, ha cambiato questo aspetto. Non solo sono riusciti a trasformare i cristiani nominali in praticanti, ma hanno anche costretto la Chiesa cattolica a rilanciare la propria ‘rievangelizzazione’, tutto ciò ha, ha assunto la forma del rinnovamento carismatico.

Oggi, i rally (incontri di preghiera comunitari) carismatici cattolici riempiono gli stessi stadi come quelli pentecostali. E il risultato è che in gran parte dell’America Latina, il sessanta per cento o più delle persone, frequentano la chiesa almeno una volta alla settimana.

In forme simili, ciò sta accadendo anche in India e altre parti del mondo.

Ma anche in Europa e negli Stati Uniti, l’ascesa del laicismo è stata esagerata, se per “secolarismo” si intende “negare il soprannaturale”. Ad esempio, i sociologi considerano l’Islanda come una delle nazioni più secolari della Terra. Eppure, ecco un elenco di cose che una percentuale significativa degli islandesi credono: la reincarnazione, elfi, gnomi, fate, i crolli di fortuna e lo spiritualismo.

Troverai risultati simili nella cosiddetta Europa “secolare”. 

Negli Stati Uniti, nello stesso periodo in cui si è assistito all’incremento dei ‘religiosamente non affiliati’, non si è assistito a un declino della frequenza della partecipazioni alle funzioni in Chiesa o ad un aumento degli atei. L’aumento dei cosiddetti “nones” era in funzione della scelta di persone che già raramente, se mai, frequentavano la chiesa.
Coloro che sostengono che i popoli di fede sono “sul lato sbagliato della storia” hanno esattamente lo sguardo rivolto all’indietro. La religione, specialmente il cristianesimo, non è in declino. Va crescendo, basta sapere dove guardare, o, in questo caso, cosa leggere.

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