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Ddl Cirinnà, il 20 maggio prima udienza sul ricorso di 51 senatori alla Corte Costituzionale - Matchman News
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Ddl Cirinnà, il 20 maggio prima udienza sul ricorso di 51 senatori alla Corte Costituzionale

51 senatori hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni denunciando la violazione di alcuni articoli della Costituzione. Fissata per il 20 maggio l’udienza preliminare

51 senatori hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni denunciando la violazione di alcuni articoli della Costituzione. Fissata per il 20 maggio l’udienza preliminare

Mentre il ddl Cirinnà sta per approdare alla Camera – la discussione in aula è stata calendarizzata per il prossimo 9 maggio – è ancora vivo il dibattito sulle anomalie relative all’iter parlamentare del disegno di legge in Senato. Lo scorso febbraio, infatti, a seguito dell’approvazione del ddl sulle unioni civili a Palazzo Madama, ben 51 senatori, guidati dal senatore di IDeA Carlo Giovanardi e dai suoi colleghi Quagliariello, Augello e Compagna, hanno presentato alla Corte Costituzionale un ricorso per conflitto di attribuzioni contestando la scelta del Presidente del Senato Piero Grasso di portare in aula il ddl Cirinnà, contrariamente a quanto previsto dall’art. 72 della Costituzione ove si afferma che un testo di legge deve essere obbligatoriamente esaminato in Commissione prima di approdare in aula.

“Il ddl Cirinna non è stato esaminato in Commissione neanche per un minuto perché nessuno ha potuto prendere la parola su quel testo. Quindi siamo davanti ad una violazione diretta di un principio costituzionale” ha commentato Giovanardi annunciando anche la presentazione di una integrazione al ricorso su “una seconda violazione della Costituzione, e cioè il fatto che ogni ddl presentato in Parlamento dal governo deve essere firmato dal capo dello Stato. Invece, all’improvviso, in aula il governo ha presentato un maxiemendamento che modifica la legge Cirinnà e, avendoci posto la fiducia, in questo modo ha scavalcato il principio costituzionale, perché ha presentato un testo governativo senza che il Capo dello Stato l’abbia firmato” ha continuato il senatore di IDeA.

“Sono questi i due motivi che ci fanno ben sperare non solo nel merito, e cioè che la Corte annulli o cassi la legge, ma anche che la possa cassare per il fatto di aver scavalcato i diritti dei parlamentari e del Parlamento” ha aggiunto Giovanardi dando inizio a quella che egli stesso ha definito “una grande battaglia morale e politica in difesa della democrazia nei confronti di un Governo che per mesi si è ufficialmente rimesso all’Aula per poi calpestare le più elementari regole di rispetto del Parlamento”.

Nonostante varie voci si siano levate dichiarando costituzionalmente “infondato” il ricorso dei 51 senatori, il costituzionalista Mario Esposito, legale che segue l’iter del ricorso, ne ha sposato la causa precisando che il ricorso non entra tanto nel merito del disegno di legge, quanto nelle “modalità” che sono state seguite, anche se si rileva la “natura di un provvedimento di tale importanza in una materia di questo genere”. “Chiederemo – continua Esposito – che la Corte usi il suo potere cautelare e che sospenda gli atti in attesa di un giudizio”.

Se il ricorso sarà accolto o meno, occorrerà attendere il 20 maggio, data in cui è stata fissata l’udienza preliminare.

Insomma, anche se il ddl Cirinnà non è stato ancora approvato in via definitiva, la sua strada, anche dopo l’eventuale voto favorevole della Camera, non è certo priva di ostacoli. Se l’iter parlamentare, in un modo o in altro, è riuscito ad aggirare tutte le varie insidie, tra ricorsi alla Corte Costituzionale e possibili campagne per un referendum abrogativo, l’iter “sociale” è ancora tutto da vedere…

Carlo Mascio

 

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