Eutanasia, due anni dopo in Quebec

La legge che legalizza l’eutanasia in Quebec – sotto l’eufemismo “aiuto medico nella morte” – è entrata in vigore esattamente due anni fa, il 10 dicembre 2015. Molte promesse hanno preceduto la sua intrusione nel sistema sanitario: che sarebbe stata una misura eccezionale per casi eccezionali, che ci sarebbero misure di salvaguardia per prevenire gli […]

La legge che legalizza l’eutanasia in Quebec – sotto l’eufemismo “aiuto medico nella morte” – è entrata in vigore esattamente due anni fa, il 10 dicembre 2015. Molte promesse hanno preceduto la sua intrusione nel sistema sanitario: che sarebbe stata una misura eccezionale per casi eccezionali, che ci sarebbero misure di salvaguardia per prevenire gli […]

La legge che legalizza l’eutanasia in Quebec – sotto l’eufemismo “aiuto medico nella morte” – è entrata in vigore esattamente due anni fa, il 10 dicembre 2015. Molte promesse hanno preceduto la sua intrusione nel sistema sanitario: che sarebbe stata una misura eccezionale per casi eccezionali, che ci sarebbero misure di salvaguardia per prevenire gli abusi e che criteri molto severi avrebbero protetto le persone vulnerabili.

In ogni caso, “prima di tutto una legge sull’accesso alle cure palliative di qualità in tutta la provincia del Quebec”. Quali sono i fatti dopo due anni?

Innanzitutto, le statistiche dicono che 469 persone sono morte per eutanasia nel 2015-2016 e 638 nell’anno successivo.

Confrontando i numeri con quelli del Belgio (come percentuale del totale dei decessi), osserviamo che il primo anno in Quebec corrisponde al sesto anno in Belgio e che il secondo anno è tra il settimo e l’ottavo anno successivo alla legge belga. Questo per dire che il Quebec si è gettato a capofitto nella morte come soluzione alla sofferenza.

Per quanto riguarda le “garanzie”, è già chiaro che non funzionano. Innanzitutto, quella di auto-segnalazione. Infatti, il medico che valuta il paziente e fa la diagnosi è anche colui che causa la morte del paziente e colui che poi completa il modulo di dichiarazione per spiegare alla commissione di supervisione la conformità del suo atto.

Tuttavia, nonostante questa situazione di conflitto di interessi che funziona a favore delle persone che amministrano l’iniezione mortale, la Commissione (CSFV), incaricata di valutare l’applicazione della legge, ha concluso che ci sono stati 21 casi di abuso durante il primo anno e poi 31 casi di abuso nell’anno successivo. Inutile dire che così tante violazioni mettono a rischio le persone vulnerabili. (https://www.mercatornet.com/careful/view/two-years-of-euthanasia-in-quebec-the-facts/20831)

Nel frattempo, questi due anni di eutanasia in Quebec hanno trasformato la misura eccezionale in una soluzione promuovibile: le salvaguardie sono diventate barriere all’accesso e i criteri severi, intesi a proteggere le persone vulnerabili, sono diventati crudeli e discriminatori.

Non sorprende che ci siano forti pressioni per ampliare l’accesso, in particolare alle persone che non sono alla fine della vita, che sono incapaci o troppo giovani per acconsentire o che soffrono di disturbi psichiatrici.

I fatti dimostrano che, negli ultimi due anni, la situazione in Quebec sta diventando sempre più incontrollabile. Inoltre, non vi è stato alcun seguito efficace sull’accesso alle cure palliative poiché la priorità è data solo all’eutanasia.

Ovviamente, una volta che l’eutanasia è stata venduta come un beneficio, un gesto di compassione e persino una forma di assistenza sanitaria, questo capovolgimento del pensiero collettivo è tutt’altro che sorprendente.

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