Il film della settimana: Apocalypto

APOCALYPTO Regia di Mel Gibson; sceneggiatura di Mel Gibson e Farad Safinia; con Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Raoul Trujillo; prodotto da Mel Gibson e Bruce Davey per Icon Pictures e Touchstone Pictures; 138’; Usa 2006. Zampa di Giaguaro è un giovane cacciatore Maya, figlio del capo del suo villaggio. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo […]

APOCALYPTO Regia di Mel Gibson; sceneggiatura di Mel Gibson e Farad Safinia; con Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Raoul Trujillo; prodotto da Mel Gibson e Bruce Davey per Icon Pictures e Touchstone Pictures; 138’; Usa 2006. Zampa di Giaguaro è un giovane cacciatore Maya, figlio del capo del suo villaggio. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo […]

APOCALYPTO
Regia di Mel Gibson; sceneggiatura di Mel Gibson e Farad Safinia; con Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Raoul Trujillo; prodotto da Mel Gibson e Bruce Davey per Icon Pictures e Touchstone Pictures; 138’; Usa 2006.

Zampa di Giaguaro è un giovane cacciatore Maya, figlio del capo del suo villaggio. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo di guerrieri della città vicina, che uccidono molte persone e rapiscono le rimanenti per venderle o offrirle in sacrifici ai loro dei. Zampa di Giaguaro riesce inaspettatamente a fuggire. Si scatena una caccia all’uomo senza esclusione di colpi ma Zampa di Giaguaro ha una spinta in più: la moglie – incinta in stato avanzato – si è nascosta in una specie di profondo pozzo naturale con il primo loro bambino, da cui ella non potrà uscire se lui non la aiuta.

Apocalypto si apre con alcuni secondi di inquadratura sulla calma della foresta: sono gli unici momenti tranquilli del film, che da lì in poi è un susseguirsi di azioni palpitanti e spesso crudeli: caccia, violenza, colpi di tutti i tipi, sangue, mutilazioni, inseguimenti, crudeltà, fino a un inaspettato finale.

“Una grande civiltà viene conquistata dall’esterno solo quando si è distrutta dall’interno”. È difficile dare una valutazione di questo film di Mel Gibson, perché nelle intenzioni del regista si dovevano fondere in esso due idee. Una è una riflessione sulla crisi di una civiltà: lo studioso Richard D. Hansen, che è stato consulente storico del film, sottolinea come la civiltà Maya sia caduta per la sua debolezza interna, la rigida struttura in classi, lo sfruttamento degli schiavi, la fame di consumo di beni e lo sfruttamento intensivo e non rispettoso della natura. Apocalypto ha senz’altro alcuni spunti che – a voler leggere attentamente tra le righe – indicano i segnali di una civiltà in crisi: la sua superstizione, la fame di sacrifici, la commercializzazione degli esseri umani comprati e venduti o barbaramente uccisi. Nelle parole del regista, il film vuole essere anche un avvertimento per la nostra civiltà occidentale, che si pensa eterna e che invece potrebbe estinguersi altrettanto facilmente.

L’altra linea è quella dell’azione pura: in questo Gibson dimostra ancora una volta di essere un grande maestro di cinema. Zampa di Giaguaro deve salvarsi anzitutto sconfiggendo la propria paura, così come gli aveva detto il padre. Il film è recitato in lingua Maya, ma le poche parole lasciano il primo piano all’azione e alle immagini, senza dubbio notevoli – l’una e le altre –, di grande qualità artistica, capaci di coinvolgere ed emozionare: eccellente è il lavoro del direttore della fotografia, dei costumisti, truccatori, art directors e in generale di tutto il reparto artistico; notevole pure la colonna sonora di James Horner (Braveheart, Titanic), ma anche tutto il lavoro sul suono (respiri, rumori, ecc.). È un film che non lascia un attimo di respiro e che può senza dubbio coinvolgere gli appassionati del genere.
Probabilmente, però, questa seconda componente del film ha preso la mano all’autore, che si lascia andare a crudeltà che per la loro quantità rimangono in qualche modo fini a loro stesse. La vicenda è intessuta di rimandi di “sottotesto” che fanno pensare che probabilmente le intenzioni erano comunque alte: i riferimenti del gran sacerdote all’accusa fatta ai Maya di essere una civiltà marcia, l’analogia fra le torture ai prigionieri e i circhi romani dove venivano martirizzati i cristiani, gli interventi “provvidenziali” che più volte salvano il protagonista, il finale che visivamente e nelle parole del protagonista annuncia un “nuovo inizio”… Sono tutti elementi interessanti, che però rischiano di perdersi in un contesto di violenza, sangue e crudeltà davvero al di sopra di quanto potesse servire per una storia pur realista.
Almeno, però, forse, il film un risultato l’ha raggiunto: dopo Apocalypto si è sentito parlare un po’ meno della civiltà Maya come di un’idilliaca società di uomini felici, rovinata solo da Colombo e dagli spagnoli dopo il 1492.

Elementi problematici per la visione: molte scene di violenza e di crudeltà di vario tipo, anche molto impressionanti, molti accenni di nudo, pur se sempre in contesti naturalistici e primitivi.

Armando Fumagalli

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