Il film della settimana: Grbavica – il Segreto di Esma

Regia e sceneggiatura di Jasmila Zbanic, con Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev, Kenan Catic; prodotto da COOP99 Film Produktion/Deblokada Filmproduction/Noirfilm Filmproduktion/Jadran; 90’; Austria/Bosnia-Erzegovina/Croazia/Germania 2006. Esma, che nasconde un passato di violenze subite al tempo delle guerre etniche nei Balcani, cerca di offrire all’amatissima figlia Sara la migliore vita possibile, anche a costo di ammazzarsi […]

Regia e sceneggiatura di Jasmila Zbanic, con Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev, Kenan Catic; prodotto da COOP99 Film Produktion/Deblokada Filmproduction/Noirfilm Filmproduktion/Jadran; 90’; Austria/Bosnia-Erzegovina/Croazia/Germania 2006. Esma, che nasconde un passato di violenze subite al tempo delle guerre etniche nei Balcani, cerca di offrire all’amatissima figlia Sara la migliore vita possibile, anche a costo di ammazzarsi […]

Regia e sceneggiatura di Jasmila Zbanic, con Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev, Kenan Catic; prodotto da COOP99 Film Produktion/Deblokada Filmproduction/Noirfilm Filmproduktion/Jadran; 90’; Austria/Bosnia-Erzegovina/Croazia/Germania 2006.

Esma, che nasconde un passato di violenze subite al tempo delle guerre etniche nei Balcani, cerca di offrire all’amatissima figlia Sara la migliore vita possibile, anche a costo di ammazzarsi di lavoro. Poi, però, l’occasione di una gita scolastica a cui Sara potrebbe partecipare gratuitamente in quanto figlia di un eroe di guerra, costringe Esma a fare i conti con il passato e a rivelare alla ragazzina la verità sul suo concepimento, frutto di uno stupro etnico. Una verità che sembra dover separare per sempre madre e figlia; ma il legame tra le due si dimostra più forte di ogni tragedia.

Con questo film, premiato al Festival di Berlino 2006 con l’Orso d’Oro, la regista e sceneggiatrice Zbanic sceglie di raccontare il dramma delle donne violentate durante la guerra nei Balcani non in astratto ma concentrandosi su un intenso rapporto madre-figlia che viene prima (e fortunatamente anche oltre) la tragedia della violenza che ha insanguinato quelle terre.

Proprio nel primato che è dato al rapporto tra Esma e Sara, una madre e una figlia descritte nella faticosa quotidianità di una vita povera, ma non per questo disperata, in una Sarajevo ancora segnata dai bombardamenti, fa di questa pellicola qualcosa di più di una rievocazione emozionante e necessaria di una realtà oggi forse già frettolosamente dimenticata.

Che la coraggiosa Esma (operaia di giorno e cameriera di sera per racimolare il denaro necessario a tirare su come si deve quella figlia adolescente un po’ scontrosa e ribelle) nasconda qualcosa non è un segreto che l’autrice voglia celare tra immagini oniriche o flashback a effetto (come forse avrebbero fatto autori mento ispirati); il suo riserbo, che non le impedisce di stringere una strana amicizia con il buttafuori del locale dove lavora (anche lui segnato da un passato non limpido), ha però tutta la dignità di chi ha preso una decisione difficile, sapendo poi restarvi fedele non solo per dovere quanto per amore.

A far esplodere il dramma, come spesso può accadere, sono un po’ una questione di soldi (quelli che Sara non dovrebbe pagare, se dimostrasse di essere figlia, come ha sempre creduto, di un eroe di guerra), un po’ le chiacchiere maligne tra ragazzi, che costringono Sara a farsi troppe domande sulla sua nascita.

È così che verrà a sapere di essere il frutto di uno stupro etnico, una bambina nata dalla violenza che tuttavia la madre ha saputo imparare ad amare come un dono, iniziando un percorso di guarigione che, a tutti gli effetti, potrà concludersi solo con il rivelarsi della verità.

All’indomani della drammatica rivelazione, mentre Sara sembra perdere completamente la bussola ed Esma deve dire addio a una nuova storia d’amore solo accennata, scorrono sullo sfondo le immagini di un Paese ancora profondamente segnato dalle violenze etniche e in cui in molti, troppi, hanno trasferito nella vita civile le logiche spietate della guerra.

L’autrice, però, non ci tiene a chiudere le sue protagoniste nella disperazione della separazione e regala loro la possibilità di un nuovo inizio, che ha le sue radici nella coraggiosa scelta che Esma ha compiuto tanti anni prima decidendo di allevare e amare la sua bambina. È forse la stessa speranza che la regista vorrebbe regalare al suo paese, una speranza fondata sul semplice (ma non per questo meno esigente) riconoscimento del valore di ogni vita, una speranza, quindi, che commuove e fa riflettere ben oltre i limiti della realtà descritta nella pellicola.

Elementi problematici per la visione: alcune scene di violenza e di forte tensione.

 

Luisa Cotta Ramosino

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