Il film della settimana: l’ultimo re di Scozia

L’ULTIMO RE DI SCOZIA The Last King of Scotland Regia di Kevin MacDonald; sceneggiatura di Peter Morgan e Jeremy Brock; con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Simon McBurney, Gillian Anderson; prodotto da Dna Films, Fox Searchlight Pictures, Filmfour; 121’, Gran Bretagna / Uganda 2006. Giovane medico di belle speranze, Nicholas Garrigan viene trascinato dal […]

L’ULTIMO RE DI SCOZIA The Last King of Scotland Regia di Kevin MacDonald; sceneggiatura di Peter Morgan e Jeremy Brock; con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Simon McBurney, Gillian Anderson; prodotto da Dna Films, Fox Searchlight Pictures, Filmfour; 121’, Gran Bretagna / Uganda 2006. Giovane medico di belle speranze, Nicholas Garrigan viene trascinato dal […]

L’ULTIMO RE DI SCOZIA

The Last King of Scotland

Regia di Kevin MacDonald; sceneggiatura di Peter Morgan e Jeremy Brock; con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Simon McBurney, Gillian Anderson; prodotto da Dna Films, Fox Searchlight Pictures, Filmfour; 121’, Gran Bretagna / Uganda 2006.

Giovane medico di belle speranze, Nicholas Garrigan viene trascinato dal caso in Uganda, fino a diventare il dottore personale del neo presidente Idi Amin Dada, di cui segue la parabola verso la tirannide sanguinosa. Quando se ne rende conto non potrà tirarsi fuori facilmente dalla rete di fascino e brutalità del dittatore, trovandosi a essere una pedina in una posizione molto scomoda.

Il titolo si riferisce a uno degli iperbolici appellativi di cui si fregiò il megalomane generale Idi Amin Dada, a capo dell’Uganda dal 1971 al 1979: nato povero, servì nell’esercito coloniale inglese e con l’appoggio inglese spodestò il comunista Obote. Alle promesse di benessere subentrò la sete smodata di potere, e il liberatore divenne tiranno sanguinario. Tra fiction e realtà il romanzo di Giles Folden, da cui è tratto il film, racconta questa parabola di dannazione attraverso lo sguardo di un dottorino fresco di laurea.

Non tanto la filantropia quanto una sfrenata voglia di avventura e libertà portano Nicholas a puntare il dito sul mappamondo che gira e fermarlo casualmente sull’Uganda. Detto fatto: lascia la grigia Scozia, e il calore di una terra esotica lo accoglie, esaltando la sua ingenua fame di novità. Non sa nulla di quel Paese, all’inizio di un nuovo governo in cui la gente ripone grandi speranze, ma vuole “cambiare le cose e divertirsi”.

Non esita a corteggiare (invano) la moglie del dottore che lo ha accolto in un povero ambulatorio di villaggio, e casualmente soccorre Amin, che lo prende in simpatia per le sue origini e gli propone di diventare suo medico personale. La ritrosia di rito viene facilmente vinta con un lindo ospedale, un bell’appartamento, una Mercedes e fanciulle disponibili, il privilegio di una posizione unica… È, però, soprattutto l’atteggiamento simpatico, comprensivo e incoraggiante di Amin a convincere Nicholas – come tutti in Uganda e all’estero – delle buone intenzioni del presidente.

La dolce vita ha inizio, il medico diventa anche “il più stretto collaboratore” del suo paziente in virtù del giuramento di riservatezza per cui si astiene dal giudizio sull’uomo… fino a difenderlo dalle prime voci sui metodi estremi di imposizione del potere. Non si fa nessuno scrupolo però nell’intrecciare una calda relazione con la terza moglie di Amin, Kay.

Intanto le sparizioni sistematiche degli oppositori veri o presunti si moltiplicano, Nicholas stesso ne diviene complice inconsapevole, ed è costretto dal rimorso e dall’evidenza ad aprire gli occhi; ma è talmente avviluppato dalla situazione che uscirne è questione di vita o di morte: è un soffio infatti passare da amico a nemico nell’ottica patologicamente sospettosa di Amin. Il suo lato brutale si manifesta anche a Nicholas, la cui posizione peggiora sempre più, stretto tra l’obbedienza al dittatore, la paura per Kay rimasta incinta e il ricatto dell’irritante spia inglese che gli offre aiuto in cambio dell’incarico di uccidere il tiranno ormai incontrollabile.

La scena è dominata dalla fisicità di Forest Whitaker, che ha conquistato l’Oscar interpretando di Amin la personalità affascinante e ambigua, tra risate contagiose, manie di persecuzione e macabra crudeltà, anzi racchiudendo tutto il personaggio in uno sguardo infantile e inquietante, reso dal difetto agli occhi dell’attore. Il giudizio sul presidente ugandese (che causò la morte di 300mila persone, ed esiliato in Arabia Saudita morì nel 2003) è giustamente negativo, ma non manca il rimprovero ai bianchi inglesi, per la versione moderna del colonialismo con cui sostengono o depongono governanti in Paesi del “terzo mondo”. Nel film però la situazione reale del popolo ugandese rimane ai margini, visto che la vicenda si svolge per lo più tra palazzi sontuosi e sfrenati party in piscina.

James McAvoy, il pallido fauno di Narnia, incarna bene l’incosciente baldanza di Nicholas, che tuttavia non ci conquista fino in fondo: nonostante sia un medico fedele (fino alla cecità) al giuramento, dalla lingua pronta e animato anche da buona volontà, per il resto manca di moralità proprio come Amin, incapace di fermarsi davanti a ciò che lo alletta, tanto che il suo egoismo poco responsabile costa la vita a tre persone innocenti, cui va tutta la nostra partecipazione (come il nobile dottore che gli permette la fuga solo per augurargli di redimersi). Di Nicholas sappiamo troppo poco, a parte una scena di rigida routine familiare, e le sue scelte appaiono dettate più dal caso e dall’impulsività che da un ragionamento consapevole, quale ci aspetteremmo da un medico in missione in Africa.

Forse la debolezza del suo personaggio è funzionale al giganteggiare di Amin, e la sua avventura esemplifica quella di un intero popolo, ignorante e ingenuo, dapprima attirato dall’energico presidente e poi rimasto invischiato in una vicenda troppo grande…

Dopo essersi liberati dall’abbraccio ansiogeno dei colori intensi della fotografia, dell’incalzante musica africana e della regia sincopata, rimane il monito tremendo e sempre vero sul fascino perverso del potere che mal gestito corrompe anche le migliori intenzioni, a un prezzo altissimo per il prossimo e se stessi.

 

Elementi problematici per la visione: immagini macabre e una lunga scena di tortura, scene di sesso e nudo, linguaggio duro, tensione generale.

 

Chiara Ferla Lodigiani

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