Il film della settimana: Nuovomondo

Regia e sceneggiatura di Emanuele Crialese; con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi; prodotto da Alexandre Mallet-Guy e Fabrizio Mosca per Memento Films Productions/Titti Film/Respiro/Rai Cinema/Arte France Cinéma; 112’; Italia/Francia 2006 All’inizio del Novecento, Salvatore Mancuso decide di condurre i due figli e l’anziana madre oltreoceano, in America. Prima della partenza alla famiglia Mancuso si […]

Regia e sceneggiatura di Emanuele Crialese; con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi; prodotto da Alexandre Mallet-Guy e Fabrizio Mosca per Memento Films Productions/Titti Film/Respiro/Rai Cinema/Arte France Cinéma; 112’; Italia/Francia 2006 All’inizio del Novecento, Salvatore Mancuso decide di condurre i due figli e l’anziana madre oltreoceano, in America. Prima della partenza alla famiglia Mancuso si […]

Regia e sceneggiatura di Emanuele Crialese; con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi; prodotto da Alexandre Mallet-Guy e Fabrizio Mosca per Memento Films Productions/Titti Film/Respiro/Rai Cinema/Arte France Cinéma; 112’; Italia/Francia 2006

All’inizio del Novecento, Salvatore Mancuso decide di condurre i due figli e l’anziana madre oltreoceano, in America. Prima della partenza alla famiglia Mancuso si accoda la misteriosa Lucy, una giovane inglese che forse sta fuggendo a qualcosa. Prima il viaggio e poi la permanenza a Ellis Island mettono a dura prova i Mancuso, anche se Salvatore non perde mai il suo buon senso e il suo ottimismo.

Quanto spesso si sente ripetere con maggiore o minore superficialità che di un viaggio non è tanto importante la meta quanto l’atto stesso del viaggiare, l’intensità dell’atto. A contraddire – se ce ne fosse bisogno – questa banalità c’è la bella pellicola di Emanuele Crialese (premiata a Venezia con un Leone d’Argento Rivelazione), un film in cui, al contrario, il punto di partenza e d’arrivo sono decisivi a definire il senso di ogni movimento umano, sia esso fisico o spirituale.

Il viaggio intrapreso dalla famiglia Mancuso (il capofamiglia Salvatore, la vecchia madre di lui e i due figli, cui si aggiungono due ragazze promesse a ricchi compaesani divenuti americani) non potrebbe essere raccontato dimenticando il contrasto (ma anche la necessaria continuità, affidata all’esperienza dell’essere umano) tra il Vecchio Mondo lasciato dagli emigranti e quello Nuovo che si apre davanti a loro.

Il racconto creato da Crialese è da una parte carnalmente fedele al senso di un’esperienza che non ha nulla di intellettuale, dall’altra anche capace di farsi trascinare da momenti di poesia e di sogno che appartengono al cuore di ogni uomo (sia esso un povero contadino ignorante o una raffinata signorina inglese dal passato misterioso), e così ha il merito di essere impossibile da ridurre a un discorso astratto sulla dura realtà dell’immigrazione.

La descrizione di un mondo rurale e antico come quello da cui partono i Mancuso, dove si uniscono la semplice (ma sempre esigente) devozione a Dio – non a caso è il sacerdote a organizzare la carovana in partenza per l’America – e i riti della magia popolare (praticati dalla vecchia matriarca), dice del talento di Crialese nel raccontare la terra e la gente con la forza di immagini di grande fascino e potenza, che comunicano tutto l’amore dei personaggi per il mondo che stanno per lasciare. Rispetto alla realtà essenziale e dura che appartiene loro (la casa di sasso, i pochi, amati, animali) la piccola cittadina di mare da cui i nostri partono per la loro avventura, con la sua confusione, i suoi odori e la sua calca invadente, è già il preannuncio dello sconvolgimento del cuore e dei sensi imposto dall’arrivo oltre oceano.

Gli occhi spalancati dei Mancuso, che nel reciproco affetto trovano l’ancora indispensabile a non farli affogare nel mare (non solo fisico) da attraversare, incontrano qui quelli dolorosamente saputi della misteriosa Lucy e questo incontro, pur altamente simbolico (con una ritualità ribadita dai gesti lenti e mai casuali della giovane donna), ha anche tutta l’intensità di un avvenimento autenticamente umano.

Perché se Lucy può sembrare a lungo il mentore che i Mancuso necessitano per traghettarsi nella loro nuova vita (e anche l’anziana madre di Salvatore, dapprima ostile alla straniera, accetterà di affidare a lei i suoi uomini), è però anche vero che la solida forza di Salvatore, la sua capacità di amare e lottare, la sua saggezza (espressa con semplicità ed efficacia nella risposta alla proposta di matrimonio di Lucy) sono qualità altrettanto necessarie a sostenere le sfide che aspettano questi atipici pionieri.

Crialese naturalmente non nasconde le contraddizioni che aspettano i Mancuso una volta raggiunta la porta d’oro del Nuovo Mondo di Ellis Island (visite fisiche e verifiche mentali necessariamente standardizzate, spesso aggressive, troppo spesso ottuse). Tuttavia, se anche il fiume di latte e gli ortaggi giganti (che per i protagonisti rappresentano la promessa di una vita nuova) potrebbero apparire agli occhi dello spettatore simbolo del supremo tradimento delle speranze degli emigranti, di fatto il viaggio dei Mancuso non viene mai visto come un doloroso fallimento.

Perché quel viaggio ha il merito di non segnare semplicemente l’abbandono di un mondo per un altro, ma, costruendo sulla roccia aspra e solida di un passato pieno di senso, la forza di abbracciare un futuro che ha il volto misterioso di una donna chiamata Luce.

Elementi problematici per la visione: qualche scena moderatamente sensuale.

Luisa Cotta Ramosino

 

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