Per la Corte di Strasburgo, deportare un cristiano convertito in Iran è lecito. Allucinazioni.

Quando, nel 2014, Daesh ha iniziato la sua campagna di genocidio contro le minoranze religiose, i cristiani, gli yazidi e altri, molti sostenitori della libertà religiosa speravano che tali atrocità avrebbero innescato un cambiamento sul modo in cui viene affrontata la questione della persecuzione religiosa nel mondo o almeno in occidente. E’ chiaro che siamo […]

Quando, nel 2014, Daesh ha iniziato la sua campagna di genocidio contro le minoranze religiose, i cristiani, gli yazidi e altri, molti sostenitori della libertà religiosa speravano che tali atrocità avrebbero innescato un cambiamento sul modo in cui viene affrontata la questione della persecuzione religiosa nel mondo o almeno in occidente. E’ chiaro che siamo […]

Quando, nel 2014, Daesh ha iniziato la sua campagna di genocidio contro le minoranze religiose, i cristiani, gli yazidi e altri, molti sostenitori della libertà religiosa speravano che tali atrocità avrebbero innescato un cambiamento sul modo in cui viene affrontata la questione della persecuzione religiosa nel mondo o almeno in occidente.

E’ chiaro che siamo ancora lontani dal vedere un cambiamento, infatti un altro colpo alle persone perseguitate per la loro religione è stato inflitto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo ECHR (CEDU) di Strasburgo poco prima di Natale, quando la Corte ha pubblicato la sua sentenza sul caso Sig. A v. Svizzera del 19 dicembre 2017.

Il caso Sig. A v. Svizzera riguarda un cittadino iraniano, a cui si fa riferimento nella sentenza come “il sig. A”, che è entrato in Svizzera chiedendo asilo per motivi di persecuzione politica. Secondo il sig. A, egli ha partecipato a diverse manifestazioni ed è stato arrestato dopo una di queste. Più tardi è stato imprigionato per 22 giorni e “torturato ogni giorno”. E’ fuggito dall’Iran ma è stato condannato in contumacia a trentasei mesi di prigione. La prima richiesta di asilo del signor A è stata respinta in quanto le autorità svizzere per l’asilo hanno riscontrato che “la sua richiesta non era credibile in quanto era contraddittorio e, in relazione agli aspetti chiave, non sufficientemente motivato”.

Pochi mesi dopo aver respinto la sua prima domanda di asilo, il signor A ha ri-chiesto asilo sostenendo il rischio di arresto e maltrattamenti a causa della rottura della sua relazione con suo padre, la sua avvenuta conversione al cristianesimo e per timore si essere perseguitato tornando in Iran. Allo stesso modo, questa richiesta è stata respinta.

Alla fine, avendo esaurito tutte le vie interne e temendo la deportazione in Iran, il signor A si era appellato alla CEDU.

La CEDU aveva vietato alla Svizzera il rimpatrio del signor A per la durata del procedimento, nella sua sentenza definitiva del 19 dicembre, però la Corte ha dichiarato che la “deportazione in Iran del signor A non avrebbe comportato una violazione degli articoli 2 o 3 della Convenzione”, vale a dire la violazione del diritto alla vita e il divieto di tortura.

Mentre il mondo si interroga e protesta per il divieto o le violenze contro i manifestanti iraniani dei giorni scorsi, lo stesso mondo occidentale non solo acconsente ma dichiara lecita una deportazione di un convertito al cristianesimo già condannato nel Paese. Allucinazioni.

 

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