L’altra donna del re

The Other Boleyn Girl Regia di Justin Chadwick; sceneggiatura di Peter Morgan dal romanzo L’altra donna del re di Philippa Gregory; con Natalie Portman, Scarlett Johansson, Eric Bana; prodotto da BBC Films/Focus Features/Relativity Media/Ruby Films/Scott Rudin Productions; 115’; Regno Unito 2008. Quando Caterina, moglie del re Enrico VIII, perde l’ennesimo figlio maschio, sono in molti […]

The Other Boleyn Girl Regia di Justin Chadwick; sceneggiatura di Peter Morgan dal romanzo L’altra donna del re di Philippa Gregory; con Natalie Portman, Scarlett Johansson, Eric Bana; prodotto da BBC Films/Focus Features/Relativity Media/Ruby Films/Scott Rudin Productions; 115’; Regno Unito 2008. Quando Caterina, moglie del re Enrico VIII, perde l’ennesimo figlio maschio, sono in molti […]

The Other Boleyn Girl
Regia di Justin Chadwick; sceneggiatura di Peter Morgan dal romanzo L’altra donna del re di Philippa Gregory; con Natalie Portman, Scarlett Johansson, Eric Bana; prodotto da BBC Films/Focus Features/Relativity Media/Ruby Films/Scott Rudin Productions; 115’; Regno Unito 2008.

Quando Caterina, moglie del re Enrico VIII, perde l’ennesimo figlio maschio, sono in molti a sperare di conquistarsi i favori del monarca offrendogli una distrazione femminile. Ci provano anche i Boleyn, mandando avanti l’intraprendente figlia maggiore Anna; Enrico, invece, rimane colpito dalla bellezza e dolcezza della sorella più giovane, Mary. Condotta a corte nonostante sia sposa novella, la ragazza diventa amante del re e concepisce un figlio ma, a causa di una gravidanza difficile che la costringe a letto, ne perde i favori. Così Anna, decisa a questo punto a essere più di un’amante passeggera, ha il tempo di irretire il volubile sovrano, convincendolo addirittura a divorziare da Caterina (sancendo anche la separazione dalla Chiesa di Roma) e sposarla. Il suo trionfo sarà però di breve durata: incapace di dare un erede a Enrico, finirà sul patibolo con l’accusa di tradimento e nemmeno i buoni uffici della sorella potranno salvarla.

Probabilmente sulla scorta del grande successo ottenuto dai due capitoli della saga dedicata a Elisabetta I d’Inghilterra (Elizabeth ed Elizabeth: The Golden Age, diretti da Shakhar Kapur, con Cate Blanchett nel ruolo della sovrana), ecco una pellicola che ne è una sorta di prequel, dedicato all’intreccio di passione e politica di cui furono protagonisti il sovrano Enrico VIII (già al centro negli stessi anni della ricca e scabrosa produzione televisiva americana I Tudors) e le due sorelle Boleyn (Bolena per gli italiani).

Lo sceneggiatore di The Queen adatta per lo schermo un fortunato romanzo che, mettendo in secondo piano le complesse vicende politiche e i risvolti teologici legati allo Scisma della Chiesa di Inghilterra, punta invece tutto sull’opposizione di due figure femminili.

Aiutati da una scelta di cast forse un po’ didascalica ma azzeccata (due sorelle una bionda e una mora con caratteristiche fisiche molto diverse, ma con una scelta controcorrente: alla solitamente “spregiudicata” Johansson va il ruolo della sorella “buona” e alla Portman quello della spietata Anna), gli autori costruiscono una chiara opposizione tra la dolcezza remissiva della bella Mary e l’ambizione della manipolatrice Anna.

Al centro dell’intreccio resta forse un po’ schiacciato il personaggio dell’incostante Enrico (nonostante il carisma del bravo Eric Bana, che qui però fatica a dare tridimensionalità a una figura in origine complessa come quella di Enrico VIII, capace di conquistarsi il titolo di defensor fidei prima di rompere con Roma) e intorno a lui una corte in cui (come del resto in quasi tutti i resoconti storici) la migliore sembra essere sempre la regina Caterina, onesta e fiera nella sua disgrazia.

Anche la figura della madre delle due Bolena (interpretata da Kristin Scott-Thomas), disgustata dai giochi e dai compromessi portati avanti dal fratello e dal marito in cambio del potere, è un esempio positivo che controbilancia sia le caratteristiche di Anna sia la sostanziale passività di Mary.

Quest’ultima, che nelle premesse doveva essere il centro emotivo della storia, appare a lungo più una vittima sacrificale che un agente positivo in un mondo corrotto; forse perché la sua pretesa di aver ceduto al re per amore è bizzarra (lo conosce da pochi giorni e forse conta di più la scelta del neomarito di “venderla” in cambio di un posto a corte) e le sue azioni successive, pur dettate dal buon cuore e da un’integrità di fondo, non bastano a farne il motore della vicenda. Che, invece, è tutta dominata dalla figura negativa ma forse più interessante di Anna, condannata da una psicologia tutta giocata sul tema dell’ambizione.

L’impostazione del racconto, un melodramma storico romanzato, finisce per dare un resoconto forse un po’ semplificato delle vicende legate allo Scisma d’Inghilterra, lasciando solo intuire le molteplici problematiche legate alla temperie storica (la nascita degli stati nazionali, la rivalità con Francia e Spagna, le implicazioni della riforma protestante e i movimenti di rinnovamento interni alla Chiesa), eliminando qualunque riferimento, per esempio, a un personaggio di primo piano come Thomas More.

D’altra parte il film ha tutti i meriti di una sontuosa ricostruzione storica e per una volta non dimostra lo spirito violentemente anticattolico che pervade i due film sopra citati dedicati a Elisabetta I (e anzi mette in evidenza le molte contraddizioni dello scisma anglicano).

Gli autori dimostrano inoltre un buon equilibrio nell’indicare la negatività delle scelte dei personaggi (quelle di Anna, ma anche quelle di Enrico, che portarono una frattura insanabile nel regno) e nel rendere con sensibilità e delicatezza il rapporto tra le due sorelle, segno di speranza in un mondo in cui le donne sembravano condannate a vendersi o perire.

Elementi problematici per la visione: alcune scene a contenuto sessuale, non esplicite nelle immagini.

Luisa Cotta Ramosino

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