Legge pro-vita, la UE minaccia la Polonia

Il governo polacco è stato ‘minacciato’ dall’Unione Europea per il suo piano di introdurre una legislazione pro-vita. I ministri polacchi stanno portando avanti una riforma legislativa proteggere i bambini non nati con disabilità. L’UE sostiene che le proposte rappresentano “una grave violazione dei valori europei”, l’interferenza è senza precedenti. Né il Parlamento europeo, ne alcuno […]

Il governo polacco è stato ‘minacciato’ dall’Unione Europea per il suo piano di introdurre una legislazione pro-vita. I ministri polacchi stanno portando avanti una riforma legislativa proteggere i bambini non nati con disabilità. L’UE sostiene che le proposte rappresentano “una grave violazione dei valori europei”, l’interferenza è senza precedenti. Né il Parlamento europeo, ne alcuno […]

Il governo polacco è stato ‘minacciato’ dall’Unione Europea per il suo piano di introdurre una legislazione pro-vita.

I ministri polacchi stanno portando avanti una riforma legislativa proteggere i bambini non nati con disabilità.

L’UE sostiene che le proposte rappresentano “una grave violazione dei valori europei”, l’interferenza è senza precedenti. Né il Parlamento europeo, ne alcuno dei Commissari ha però saputo indicare quali valori europei i polacchi violerebbero nel difendere la vita umana sin dal concepimento.

Nonostante le proposte abbiano ricevuto il sostegno di 830.000 polacchi in una petizione consegnata al governo polacco, il Parlamento europeo ha affermato che se i piani procedessero, potrebbe sospendere i diritti di voto del Consiglio dell’UE della Polonia.

Il vice primo ministro ungherese Zsolt Semjén ha descritto la mossa dell’UE come “senza precedenti”.

La Chiesa cattolica romana sta sostenendo la legislazione che dovrebbe essere introdotta all’inizio di quest’anno. “La conferenza dei vescovi polacchi sottolinea che il diritto alla vita è fondamentale per ogni essere umano, quindi dovremmo tutti proteggere questo diritto per i bambini indifesi”.

L’attuale legge “non protegge sufficientemente la vita umana” perché consente l’aborto di bambini non ancora nati con una disabilità, aggiungendo che “nel 90% dei casi si tratta di bambini con sindrome di Down”.

 

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