L’unica Chiesa che illumina è quella che brucia

Il Museo Regina Sofia di Madrid espone una mostra blasfema che propone di bruciare le Chiese.

Il Museo Regina Sofia di Madrid espone una mostra blasfema che propone di bruciare le Chiese.

Una mostra considerata blasfema, che attacca l’essenza del cattolicesimo, è stata installata per cinque mesi al Museo Nazionale Regina Sofia di Madrid. Una mostra tanto contestata che Manuel Borja-Villel, direttore del Museo, è stato denunciato dall’Associazione Nazionale degli Avvocati per reato contro il sentimento religioso.

La mostra aveva il titolo “Un Saber realmente útil” (Una conoscenza molto utile), ed era composta da opere elaborate dal collettivo femminista Mujeres Feministas. L’Unione Europea ha fatto da sostenitore, con l’obiettivo di “promuovere il pensiero critico”.

Ma fino a che punto questo pensiero critico può spingersi, e quando arriva a violare la libertà religiosa?

Le opere hanno tutte caratteristiche offensive nei confronti della Chiesa cattolica. Si può vedere, ad esempio, un pacchetto di fiammiferi con sopra scritto: “L`unica Chiesa che illumina è quella che brucia, Contribuisci!”. Un`altra installazione mostra l`immagine della Vergine Maria insieme ai santi, dove c`è scritto “IDIOTI”. Oppure una versione inventata del Padre Nostro che dice: “ Padre Nostro, concedici il diritto di decidere del nostro corpo e la grazia di non essere né vergini né madri”.

Il malcontento è stato generale. I lavoratori del museo – che sono quasi tutti atei dichiarati – hanno fatto presente il loro disappunto riguardo alla mostra attraverso una lettera inviata alle autorità responsabili.

Nella lettera – anonima, per la paura delle ripercussioni – essi affermano che “come lavoratori del Museo Regina Sofia, non desideriamo avere a che fare con questo tipo di mostra, che oltre alla sua scarsa qualità artistica, o proprio per questo, nascondono messaggi di odio”. La lettera inoltre criticava il “pensiero unico imposto negli ultimi anni da parte della direzione”, come parte di un movimento per ideologizzare lo spazio pubblico.

Dal giorno in cui è cominciata la mostra, il 29 ottobre, l’Associazione Nazionale degli Avvocati Cristiani ha lanciato una campagna per porre fine a un`esposizione che considerano “vessatoria”. Il rifiuto opposto dal direttore del museo alla rimozione delle opere ha portato l`Associazione a intraprendere azioni legali. “Faremo tutto il possibile perché in questo come in altri casi in cui le nostre convinzioni sono attaccate, si paghino i crimini alla giustizia”, si legge in una dichiarazione degli Avvocati Cristiani, i quali hanno presentato una  denuncia per reato contro il sentimento religioso, diffamazione e incitamento alla discriminazione, all’odio e alla violenza por motivi religiosi.

Polonia Castellanos, presidente dell`Associazione degli Avvocati Cristiani, ha spiegato a Matchman News che una delle fasi del processo legale della diffamazione è la conciliazione: le parti si sono incontrate il 21 gennaio, e non hanno trovato un accordo.

Prosegue dunque l’iter del processo, anche se, ha detto Castellanos, “sta avendo luogo un eccessivo ritardo da parte dei giudici”. Inoltre –nota la presidente- “i direttori del museo ci hanno detto che la denuncia non ha nessun futuro, ma non ci crediamo, perché abbiamo tante persone che ci sostengono, come il difensore civico, migliaia di firme e la comunità ebraica e musulmana”.

Come dato indicativo – ha poi sottolineato Castellanos – “durante la conciliazione abbiamo chiesto al direttore del museo se avessero osato scrivere invece di “l`unica chiesa che illumina”, “l`unica moschea che illumina” e ci hanno risposto “assolutamente no”.

Auxi Rodríguez 

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