Perché l’uso delle piazze è un esercizio di democrazia

di Stefano Spinelli A Cesena e in alcune altre città a guida PD (come Siena) o M5S (come Torino) si vorrebbe che l’uso delle piazze pubbliche fosse possibile solo previa valutazione di democraticità/costituzionalità di chi ne fa richiesta e dei contenuti ivi espressi. È la PM che dovrebbe valutare il grado di neofascismo, omofobia, xenofobia, […]

di Stefano Spinelli A Cesena e in alcune altre città a guida PD (come Siena) o M5S (come Torino) si vorrebbe che l’uso delle piazze pubbliche fosse possibile solo previa valutazione di democraticità/costituzionalità di chi ne fa richiesta e dei contenuti ivi espressi. È la PM che dovrebbe valutare il grado di neofascismo, omofobia, xenofobia, […]

di Stefano Spinelli

A Cesena e in alcune altre città a guida PD (come Siena) o M5S (come Torino) si vorrebbe che l’uso delle piazze pubbliche fosse possibile solo previa valutazione di democraticità/costituzionalità di chi ne fa richiesta e dei contenuti ivi espressi. È la PM che dovrebbe valutare il grado di neofascismo, omofobia, xenofobia, intolleranza dei soggetti richiedenti, al fine di negare/revocare autorizzazioni o concessioni.

Reputo gravissimo ciò che sta accadendo: “vietare nei luoghi pubblici lo svolgimento di attività che concretizzino la lesione ai principi dell’antifascismo, dell’integrazione, della tolleranza e della democraticità” è – a dispetto di quanto sbandierato – profondamente anticostituzionale e antidemocratico.

Spiego perché. L’art. 17 Cost. dice che “i cittadini hanno diritto di riunirsi” e che “le riunioni in luogo pubblico possono essere vietate soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” (e non perché lo decide il Comune non si sa bene in base a quali criteri). L’art. 21 Cost. dice che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” (e non solo coloro che il Comune decide essere degni di manifestare non si sa bene in base a quali criteri).

Esistono limiti tassativi all’esercizio delle libertà costituzionali: ossia, la “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, secondo i dettami previsti nella legge Scelba; la commissione di reati penali, tra i quali quelli previsti dalla legge Mancino sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa; motivi di pubblica sicurezza di competenza del Questore.

Il Comune non può imporre altri limiti con atti amministrativi e se lo fa compie un vero e proprio arbitrio, tanto più grave quanto più importanti sono le libertà che vengono ad essere lese. I nostri costituenti avevano ben chiaro che non si potevano sindacare i motivi di una riunione o le opinioni manifestate. Troppo evidente era l’abuso perpetrato durante i regimi totalitari.

Inoltre, la corretta individuazione dei valori costituzionali la fa la Corte Costituzionale. E solo la legge può imporre limiti alle libertà, e non un semplice vigile, pur con tutto il rispetto. Per esempio, a Cesena si vuole vietare di “esporre immagini o simboli riconducibili al regime fascista o ad altri regimi totalitari” o “che propagandino idee volte a sostenere discriminazioni … di orientamento sessuale”. Al momento non vi è alcuna legge che imponga ciò. Ci hanno provato Fiano e Scalfarotto, ma il Parlamento non ha approvato. Vorrebbero addirittura gli illuminati Sindaci sostituirsi all’intero Parlamento?

In tutta Italia si applicano le leggi e si perseguono reati, violenze e discriminazioni, ossia comportamenti ben definiti, violando i quali il cittadino sa che la sua attività è illecita. A Cesena e solo a Cesena (o negli altri Comuni “fuorilegge”) potranno essere vietate attività reputate “non conformi” da un Sindaco o da un vigile accertatore, secondo il loro sentimento (tanto che si è costretti a chiedere sin da ora quali attività potrebbero essere vietate e quali no).

Ma come si fa a non rendersi conto che, in questo modo, l’autorità comunale diventa “potere arbitrario” nei confronti dei cittadini? Ricordo che ai sensi dell’art. 50 TUEL il Sindaco presta “il giuramento di osservare lealmente la Costituzione italiana”; cioè di rispettare quelle libertà che non possono essere limitate se non per legge e nei casi tassativamente previsti. Cari Sindaci, il giuramento è una cosa importante, non è un orpello democratico!

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