Più religione, meno oppressione: lo dicono degli studi

Molti intellettuali pubblici e movimenti politici in Occidente considerano le convinzioni religiose popolari, in particolare verso l’Islam (ma non solo), un rischio di pressione nel proprio Paese. Tuttavia, un nuovo insieme di studi di psicologia dimostra chiaramente che questa visione è una semplificazione superficiale e fuorviante. Secondo il Capo dei Ricercatori che si sono dedicati […]

Molti intellettuali pubblici e movimenti politici in Occidente considerano le convinzioni religiose popolari, in particolare verso l’Islam (ma non solo), un rischio di pressione nel proprio Paese. Tuttavia, un nuovo insieme di studi di psicologia dimostra chiaramente che questa visione è una semplificazione superficiale e fuorviante. Secondo il Capo dei Ricercatori che si sono dedicati […]

Molti intellettuali pubblici e movimenti politici in Occidente considerano le convinzioni religiose popolari, in particolare verso l’Islam (ma non solo), un rischio di pressione nel proprio Paese.

Tuttavia, un nuovo insieme di studi di psicologia dimostra chiaramente che questa visione è una semplificazione superficiale e fuorviante. Secondo il Capo dei Ricercatori che si sono dedicati allo studio, “la religione e l’oppressione vanno insieme come le vendite di gelati e la violenza di strada, o come le mucche e i repubblicani: zero. E l’Islam non è in nessun modo il sistema culturale più oppressivo del mondo. Quando confrontano i paesi di maggioranza musulmana con paesi con un livello di sviluppo simile, i loro livelli di oppressione sono quasi nella stessa media”.

L’insieme di tre studi è stato pubblicato come “Religion and Oppression: Cross-National and Experimental Investigations”, nell’attuale numero di Religion Brain & Behavior . Gli autori Ian Hansen, PhD, al York College, CUNY; Valerie Jackson, PhD, presso la University of California-San Francisco; e il PhD, Andrew Ryder, presso l’Università Concordia hanno esaminato i dati di due indagini internazionali precedentemente condotte, uno studio riguardava dieci paesi (10.068 partecipanti) e uno su altri 52 paesi (73.303 partecipanti). Gli autori hanno anche condotto uno studio sperimentale con un campione di studenti che vivono in College pubblici a New York, uno dei quali con una popolazione relativamente religiosa.

I risultati dei due sondaggi internazionali in un primo momento sembravano confermare la comune opinione occidentale che la religione e l’oppressione vadano insieme. I Paesi classificati dalla l’organizzazione Freedom House al livello più in basso nelle libertà civili e nei diritti politici avevano probabilmente una popolazione più religiosa, con la media delle persone che esprimeva una più forte fede in Dio e segnalava una più frequente preghiera e la presenza religiosa. I paesi dai quali erano fuggiti il maggior numero di rifugiati, erano anche probabilmente più religiosi in questo modo. Tuttavia, il rapporto di religione-oppressione era curvilineo, non lineare: i paesi con meno popolazioni religiose erano tra i più oppressi del mondo.

Ancora più importante evidenza, in contrasto netto con la prima, è emersa quando gli autori hanno controllato lo sviluppo umano, hanno scoperto che il rapporto tra religione e oppressione prende un ‘altra direzione. Tra tutti i gruppi di paesi che a livelli simili di sviluppo umano, tanto più religiosi erano i popoli in quei paesi, quanto meno vivevano in paesi oppressi.

Nel terzo studio sperimentale, gli autori hanno dato ad alcuni partecipanti l’opportunità di affermare la loro adesione alle credenze e alle pratiche religiose (ad esempio, credenza in Dio, credenza nell’aldilà, assistenza ai servizi religiosi). Questa opportunità ha reso i partecipanti più attivi nel sostenere la loro contrarietà alla privazione dei diritti umani e alla oppressione altrui. Quindi, proprio come i paesi più religiosi sembravano avere meno probabilità di soffrire l’oppressione (in relazione allo sviluppo umano), l’appartenenza religiosa e la sua pratica attiva nella vita degli individui ha fatto emergere un ridottissimo sostegno a ogni misura oppressiva.

Nel campione dei 52 paesi, gli autori hanno fatto un’ulteriore analisi, dividendo i paesi il gruppo in “a pluralità religiosa” e “a maggioranza” per vedere come le relazioni potessero differire anche tra i vari gruppi religiosi.

Hanno diviso il campione completo in paesi con una pluralità cattolica, una pluralità musulmana, una pluralità religiosamente non affiliata etc.

Anche in ciascuno dei quattro raggruppamenti che non erano pluralità cattolica o protestante, gli autori hanno ancora riscontrato che quanto più religioso era il paese, tanto meno era oppresso.

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