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Pubblicato il terzo video shock sulla vendita di tessuti fetali - Matchman News
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Pubblicato il terzo video shock sulla vendita di tessuti fetali

Il nuovo filmato di 11 minuti incastra nuovamente Planned Parentood dimostrando la vendita di tessuti a scopo di lucro, grazie anche alla testimonianza di un’ex specialista.

Il nuovo filmato di 11 minuti incastra nuovamente Planned Parentood dimostrando la vendita di tessuti a scopo di lucro, grazie anche alla testimonianza di un’ex specialista.

Promessa mantenuta, il Center for Medical Progress ha pubblicato il terzo attesissimo video della saga “Le cliniche degli orrori”  Diversamente dai precedenti, quest’ultimo filmato è diviso in più parti e mostra intercettazioni e immagini diverse.

La parte più toccante è senza dubbio la testimonianza di Holly O’Donnell, una giovane flebotomista ed ex specialista presso il StemExpressLLC, una società che garantisce al PP “un profitto” attraverso la vendita di tessuti fetali. La donna ammette quanto questa esperienza sia stata scioccante: “Pensavo di dover prelevare sangue, non di procurare tessuti da bambini abortiti”. Il primo giorno di lavoro, nel 2012, proprio davanti ai suoi occhi, una persona ha versato una bottiglia di sangue in un setaccio e ha posto il contenuto solido su un piano illuminato. Il suo responsabile ha iniziato a suddividere le parti del bambino chiedendo a Holly di individuare gli organi. “Ok, questa è una testa, questo un braccio, una gamba. […] Ho preso le pinzette, […] ricordo di aver afferrato una gamba, mi sono sentita subito male, come se mi avessero sparato su tutto il corpo.” Ha dovuto assumere sali minerali per riprendersi. Un collega ha cercato di tranquillizzarla: “Non preoccuparti, capita a molti. Alcuni di noi non si riprendono mai”.

Presto Holly ha capito che l’obiettivo del PP non era trovare individui compassionevoli. In realtà cercavano qualcuno che potesse garantire un alto profitto vendendo il maggior numero di campioni possibile, “Volevano qualcuno che aumentasse le cifre”. Come spiegato nell’intervista, l’infermiera principale del colosso abortista si assicurava sempre che StemExpress procurasse i campioni necessari, non per favorire la ricerca medica, ma per i compensi. Holly O’Donnel conclude affermando: “[Il PP] è una società davvero ripugnante”.

La seconda parte, sconsigliata a coloro che si impressionano facilmente, mostra un investigatore mentre verifica le condizioni dei reni e di alcune parti del cervello di un bambino abortito, per capire se il materiale in questione può essere destinato alla vendita.

La terza parte ritrae invece una conversazione registrata da un investigatore del CMP con la vicepresidente e direttrice medica del PPRM (Planned Parenthood of the Rocky Mountains, con sede a Denver) Savita Ginde, che sovraintende gli aborti condotti in Colorado, Nevada, New Mexico e Wyoming.

L’investigatore, nei panni di un potenziale acquirente, discute sui prezzi insieme alla donna, la quale sembra particolarmente interessata, come dice lei stessa, a massimizzare le entrate facendosi pagare per ogni singola parte fetale: “La procedura [di vendita] per pezzo funziona meglio, in questo modo riusciamo a capire quanto si ricava”. Dopo che l’investigatore ha individuato diverse parti fetali e ha definito un possibile ricavo da parte del PP (tra i 200 e i 300 dollari), un assistente commenta soddisfatto: “Cinque stelle”.

Come confermato dall’investigatore responsabile del caso David Daleiden, c’è ancora parecchio materiale che incastra Planned Parenthood. Purtroppo questa saga horror non è ancora giunta al termine.

Francesca Maccioni

 

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