In Repubblica Democratica del Congo, le violenze anti cristiane si accompagnano all’incertezza politica

I militanti islamici hanno attaccato il quartiere Masiani di Beni e solo grazie all’intervento delle forze di polizia, il massacro programmato dai terroristi islamici è fallito e solo 6 persone sono rimaste uccise negli scontri. Da mesi la ripresa degli scontri e una sorta di guerra ‘civile’ sta interessando il paese, le polemiche nei confronti […]

I militanti islamici hanno attaccato il quartiere Masiani di Beni e solo grazie all’intervento delle forze di polizia, il massacro programmato dai terroristi islamici è fallito e solo 6 persone sono rimaste uccise negli scontri. Da mesi la ripresa degli scontri e una sorta di guerra ‘civile’ sta interessando il paese, le polemiche nei confronti […]

I militanti islamici hanno attaccato il quartiere Masiani di Beni e solo grazie all’intervento delle forze di polizia, il massacro programmato dai terroristi islamici è fallito e solo 6 persone sono rimaste uccise negli scontri.

Da mesi la ripresa degli scontri e una sorta di guerra ‘civile’ sta interessando il paese, le polemiche nei confronti del Presidente Kabila sono state l’occasione propizia per gli estremisti islamici per lanciare una propria campagna di terrore allo scopo di insediare nel paese un califfato islamico.
Già lo scorso 27 ottobre uomini armati non identificati avevano attaccato anche l’ospedale evangelico di Nyankunde. Questa struttura è gestita da 7 chiese locali ed è situata sulla strada che unisce Beni a Butembo. Furti e violenze sono stati fatti nel raid contro il personale dell’ospedale. Gli attacchi contro strutture, chiese, villaggi e quartieri abitati da cristiani si moltiplicano ogni giorno e i pericoli aumentano senza sosta.

Le proteste contro Kabila sono solo una occasione per le milizie islamiche per intraprendere questa loro iniziativa con determinazione nel paese centro africano. Le proteste sono iniziate dopo la decisione di posticipare le elezioni presidenziali originariamente previste per il novembre 2016.
Le nuove elezioni saranno celebrate nel dicembre del 2018, l’opposizione teme che un altro anno di ritardo possa favorire il potere di Kabila anche se, per la Costituzione in vigore, non potrà ripresentarsi alle elezioni.

In questi giorni anche la missione ONU, MONUSCO, ha chiesto il rispetto da parte delle forze armate dei diritti fondamentali di manifestazione pacifica degli oppositori di Kabila e invitato tutte le parti politiche a vivere questo ulteriore anno di transizione con lo spirito dell’ascolto reciproco.
Il Partito di opposizione LUCHA ha lanciato una grande mobilitazione in due fasi, una prima fase a partire dal 15 Novembre in cui si chiede ai cittadini di ‘non pagare più’ nessuna tassa, una seconda dal 28 Novembre di ‘bloccare completamente’ il paese in tutti i propri servizi (scuole, trasporti etc.), il tutto pacificamente e allo scopo di poter avere elezioni entro la fine del 2017 e non del 2018.

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