Sudan, la repressione continua

Mercoledì 6 settembre operai del governo sudanese hanno demolito un’altra chiesa cristiana. Il giorno successivo la Chiesa Sudanese di Cristo, una delle più grandi denominazioni cristiane della regione, ha scritto una lettera aperta al governo per protestare della “violazione sistematica delle libertà religiose cristiane”. “Questa è la mossa più audace che la leadership della Chiesa […]

Mercoledì 6 settembre operai del governo sudanese hanno demolito un’altra chiesa cristiana. Il giorno successivo la Chiesa Sudanese di Cristo, una delle più grandi denominazioni cristiane della regione, ha scritto una lettera aperta al governo per protestare della “violazione sistematica delle libertà religiose cristiane”. “Questa è la mossa più audace che la leadership della Chiesa […]

Mercoledì 6 settembre operai del governo sudanese hanno demolito un’altra chiesa cristiana. Il giorno successivo la Chiesa Sudanese di Cristo, una delle più grandi denominazioni cristiane della regione, ha scritto una lettera aperta al governo per protestare della “violazione sistematica delle libertà religiose cristiane”.

“Questa è la mossa più audace che la leadership della Chiesa (SCOC) ha fatto contro la costante pressione che sta affrontando da parte del governo”, ha detto una fonte anonima della chiesa.

“Negli ultimi anni la leadership SCOC si è lamentata contro tutte le violazioni dei diritti religiosi, protestando verso tutti gli organi governativi pertinenti, ma è la prima volta che una simile lettera è distribuita sui social media”.

Nella lettera precedente del maggio scorso la SCOC aveva precisato le “difficili condizioni” che aveva affrontato negli ultimi anni, tra cui il fallimento del governo nell’ assegnare terreni per le chiese di nuova costruzione, la confisca delle proprietà della chiesa, le restrizioni di viaggio ai dirigenti delle chiese e la demolizione delle chiese.

La chiesa più recentemente demolita -situata nel quartiere Algadisia di Khartoum- esisteva dal 1983, ma un’altra persona -che ha rifiutato di fornire prove delle sue contestazioni- ha affermato di avere diritti di proprietà sul terreno.
Nonostante la chiesa abbia dimostrato i propri pieni diritti, le autorità hanno rifiutato di aprire un caso e deciso di eseguire gli ordini che avevano ricevuto: demolire la Chiesa.

All’inizio di maggio i funzionari del governo avevano già demolito una chiesa di SCOC a Suba. Ad inizio settembre erano già più di 25 le chiese appartenenti a varie denominazioni che erano destinate alla demolizione da parte del governo sudanese, che afferma che queste chiese violano gli scopi di uso previsti per questi terreni.

Inoltre, la redente lettera pubblica della Chiesa SCOC chiede precisamente :
-alle istituzioni nazionali, regionali e internazionali per i diritti umani ad intervenire per conto della chiesa in Sudan per garantire la fine di tali violazioni;
– di agire verso la presidenza del Sudan, affinchè si attribuiscano terre alle chiese, si completi la registrazione delle chiese e si garantisca ai cristiani il loro diritto costituzionale a possedere la terra in tutti gli Stati del Sudan.
Purtroppo le autorità continuano la confisca graduale anche delle proprietà appartenenti alla chiesa evangelica presbiteriana del Sudan a Bahri (Khartoum North) e Omdurman. (https://www.opendoorsusa.org/christian-persecution/stories/bold-move-sudanese-church-condemns-governments-persecution/)

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