Svizzera, crescita eutanasia nelle regioni francofone

Nonostante un sondaggio recente dimostri che l’82% dei cittadini svizzeri pensi ad un certo punto della propria esistenza anche alla fine della vita e il 94% riconosce “l’importanza delle cure palliative” (quattro su cinque svizzeri sostengono le cure palliative), l‘associazione Exit ha pubblicato statistiche sconcertanti sull’aumento delle pratiche di suicidio assistito per la Svizzera romancia. […]

Nonostante un sondaggio recente dimostri che l’82% dei cittadini svizzeri pensi ad un certo punto della propria esistenza anche alla fine della vita e il 94% riconosce “l’importanza delle cure palliative” (quattro su cinque svizzeri sostengono le cure palliative), l‘associazione Exit ha pubblicato statistiche sconcertanti sull’aumento delle pratiche di suicidio assistito per la Svizzera romancia. […]

Nonostante un sondaggio recente dimostri che l’82% dei cittadini svizzeri pensi ad un certo punto della propria esistenza anche alla fine della vita e il 94% riconosce “l’importanza delle cure palliative” (quattro su cinque svizzeri sostengono le cure palliative), l‘associazione Exit ha pubblicato statistiche sconcertanti sull’aumento delle pratiche di suicidio assistito per la Svizzera romancia.

Nel 2017, 286 persone, vale a dire il 32,5% in più rispetto all’anno precedente, hanno fatto ricorso al suicidio assistito. La maggior parte dei suicidi assistiti si è svolta a casa della persona che l’aveva richiesta e ha interessato principalmente le donne (54,9%) rispetto agli uomini (45,10%).

L’Associazione Exit ha approvato poco meno del 50% delle richieste ricevute, 237 su 455 richieste ricevute. Dieci sono state già respinte e otto sono in sospeso, le altre ancora in valutazione. Con 115 casi di richiesta di suicidio assistito o eutanasia, il cancro è la “principale malattia che causa la richiesta di suicidio assistito”.

Per David Beck, vicepresidente di Exit Suisse Romande, nel presentare i dati ha dichiarato che “i suicidi assistiti sono più comuni nei cantoni urbani”, poiché “la pressione sociale scompare con l’anonimato della vita cittadina”.

Dunque una relazione tra pressione sociale a conclludere la propria vita quando si è malati, il minor senso comunitario delle grandi città, lo sfilacciamento di relazioni sono acceleratori e stimolatori delle decisioni al suicidio.

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