Tempi duri per la convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul per combattere la violenza contro le donne e i minori, come è noto in alcuni suoi paragrafi il testo contiene tratti marcati della ideologia gender che nulla avevano a che fare con l’intenzione originaria del relatore e collega Mendez Bota, relatore del testo alla Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa nel […]

La Convenzione di Istanbul per combattere la violenza contro le donne e i minori, come è noto in alcuni suoi paragrafi il testo contiene tratti marcati della ideologia gender che nulla avevano a che fare con l’intenzione originaria del relatore e collega Mendez Bota, relatore del testo alla Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa nel […]

La Convenzione di Istanbul per combattere la violenza contro le donne e i minori, come è noto in alcuni suoi paragrafi il testo contiene tratti marcati della ideologia gender che nulla avevano a che fare con l’intenzione originaria del relatore e collega Mendez Bota, relatore del testo alla Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa nel 2010-2011. Taluni Paesi come l’Italia, ratificarono negli scorsi anni la Convenzioni, ma dovettero includere la riserva esplicita che la nostra Costituzione prevede solo due sessi biologici, il maschile e il femminile. Altri paesi europei non l’hanno ancora ratificata, altri ancora nei giorni scorsi hanno deciso di non ratificarla con decisioni politiche dei loro governi e a seguito di vibranti proteste di organizzazioni religiosi, chiese e movimenti sociali e politici di ogni colore ed ispirazione politica.

Tra questi è da notare che a fine Febbraio il Primo Ministro Slovacco Figo (SOC) ha voluto annunciare pubblicamente che il proprio Governo combatterà senza sosta la violenza contro le donne e i minori ma mai approverà e ratificherà la Convenzione di Istanbul.

Lo stesso ha fatto ad inizio marzo il Primo Ministro Bulgaro Borisov, dicendo che il proprio governo abbandona ogni tentativo di approvare la Convenzione di Istanbul, sia per le divergenze interne alla coalizione, sia per l’opposizione politica in Parlamento (SOC), sia per le forti critiche che provengono dalla società civile e dalla Chiesa Ortodossa e dalle comunità islamiche del paese.

Ovviamente, proprio le ragioni del rifiuto che si fondano sulle preoccupazioni che con la Cinvenzione si possano introdurre nei vari paesi i germi della ideologia di genere, sono quelle che hanno spinto in questi mesi il Vice Presidente della Commissione europea Timmermans e il Commissario dei Diritti Umani del Consiglio di Europa a fare pressioni per approvare la Convenzione. Pressioni ributtate al mittente, c’è un politica e ci sono governi che ancora ascoltano le proprie società civili e religiosi, i propri cittadini ed hanno a cuore le proprie radici culturali e religiose. C’è ancora una Europa che dice ‘no’ alla colonizzazione ideologica e pare che questa Europa si vada ampliando. La sfida contro le lobbies della omologazione mondiale si fa più ferma e decisa.

 

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