“Uno di noi,” in attesa di nuove risposte

L’iniziativa “Uno di Noi”, per la piena protezione dell’essere umano dal suo concepimento, chiede all’Unione Europea nuove risposte.

L’iniziativa “Uno di Noi”, per la piena protezione dell’essere umano dal suo concepimento, chiede all’Unione Europea nuove risposte.

C’erano state più di 1,7 milioni di firme a sostenere l’iniziativa europea “Uno di Noi,” che chiedeva all’Unione Europea di adottare una legislazione che garantisse la piena protezione dell’essere umano dal momento del suo concepimento. L’iniziativa, la più partecipata della storia, si fermò dinanzi al veto della Commissione Barroso. Fece causa. E la risposta giunta dalla Commissione della Corte Generale dell’Unione Europea spinge “Uno di Noi” a chiedere una nuova risposta. Altrimenti – sottolineano – la risposta che si è avuta potrebbe minare l’istituto stesso dell’European Citizen Initiative.

Secondo Gregor Puppinck, che ha promosso l’iniziativa legale, si tratta di “una grande vittoria morale per ‘Uno di Noi’, e un disastro per la commissione.” Secondo Puppinck “la difesa della commissione si basa solo su argomentazioni formali.” In pratica, la Commissione spiega che la comunicazione finale non era “un atto legale con l’intenzione di produrre effetti legali” e quindi l’azione del tribunale poteva considerarsi non ammissibile. Insomma – conclude l’avvocato internazionalista, direttore dell’European Center for Law and Justice – “la commissione pretende di avere il diritto di rigettare una iniziativa di cittadini europei di successo senza che queste decisioni siano soggette a nessuna revisione legale”.

La risposta della commissione sottolinea che le decisioni dello stesso organismo possono essere sottoposte a valutazioni legali solo “in estremi casi di manifesta scorrettezza…o di riconoscimenti fattuali o interpretazioni legali tali che si possa dire che la commissione non abbia tenuto fede ai suoi obblighi.” Una risposta che implica – sottolinea Puppinck – che “le assunzioni fattuali false e le interpretazioni legale erronee possono essere accetate se queste non sono estreme.”

Insomma “la Commissione non sta nemmeno cercando di convincere la Corte che la risposta data ad ‘Uno di noi’ fosse basata su corretti assunti legali e corrette interpretazioni. Piuttosto, rivendica che la manifesta scorrettezza di questi assunti e interpretazioni non era estrema.”

A questo punto, “Uno di noi” si dichiara “stupita” dalla risposta della commissione e – in virtù del fatto che la Commissione non sembra più convinta dell’accuratezza degli assunti fattuali e delle interpretazioni legali” nella comunicazione finale dell’iniziativa”, “Uno di Noi” chiede alla Commissione di mettere da parte quella comunicazione e stilare una nuova risposta all’iniziativa europea.

Andrea Gagliarducci

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