USA, l’altra faccia del matrimonio gay

Presentato un altro parere degli “amici curiae” sui matrimoni omosessuali alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Presentato un altro parere degli “amici curiae” sui matrimoni omosessuali alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

La scorsa settimana 54 esperti da 27 Paesi hanno depositato un “amicus brief” presso la Corte Suprema in America, intervenendo in materia di matrimonio omosessuale. Una questione su cui si dibatte da un po’ di tempo. Questi sono rappresentanti del Centro Europeo per la Legge e Giustizia (ECLJ) e del Progetto di Ricerca matrimonio e diritto di famiglia presso la Brigham Young University. Il 5 marzo 379 tra le maggiori corporazioni e lobby americane avevano già presentato alla Corte un parere a sostegno dei matrimoni dello stesso sesso adducendo ragioni “economiche”. Questa volta invece la tesi è un’altra…

Il matrimonio omosessuale non può essere giuridicamente paragonato al matrimonio tradizionale. Lo dicono sia la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, sia il Comitato ONU per i Diritti Umani, due istituzioni tradizionalmente attente ai diritti LGBT. Sono due punti di vista sottolineati da un “amicus brief” depositato presso la Corte Suprema americana, siglato da 54 esperti provenienti da 27 Paesi.

Viene così rovesciato il rapporto di inizio marzo depositato presso la Corte Suprema degli USA dagli “amici curiae” (amici della corte) in rappresentanza di 379 tra le maggiori corporazioni americane. Il rapporto sosteneva che concedere alle coppie omosessuali gli stessi diritti degli sposati, è “economicamente conveniente”.

Peccato che a livello internazionale i Paesi che riconoscono il “diritto di matrimonio” alle coppie LGBT siano una minoranza, sostiene l’amicus brief da poco depositato. Che mette in luce anche i punti di vista ONU.

L’amicus brief è stato promosso dal Centro Europeo per la Legge e la Giustizia (ECLJ) insieme agli esperti del Progetto di Ricerca matrimonio e diritto di famiglia della Brigham Young University.

“Solo in Brasile” – recita il testo – “la corte nazionale ha riconosciuto giuridicamente il matrimonio omosessuale”. Inoltre, “una qualche forma di matrimonio per le coppie dello stesso sesso è stata adottata da 17 sui 139 Paesi membri delle Nazioni Unite”. Una minoranza, appunto.

Il testo riporta una dichiarazione della Corte europea per i diritti umani del giugno 2010. “Il matrimonio ha delle connotazioni sociali e culturali che possono differire sostanzialmente da una società all’altra”. Dunque, non è compito dell’Unione fornire direttive in sostituzione dell’autorità giudiziaria nazionale, recitava la dichiarazione.

Inoltre le corti di quegli Stati che tutelano in modo particolare i diritti LGBT, come possono esserlo la Germania, la Spagna, la Francia, riconoscono che “sarebbe più proficuo trovare altre soluzioni giuridiche per tutelare le unioni omosessuali”, dice ancora il rapporto. Poiché “le leggi sul matrimonio tradizionale riflettono complessi punti di vista sociali, culturali e religiosi di questa istituzione”.

Giacomo Pizzi

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