Vienna, l’OSCE si riunisce per parlare di lotta alla discriminazione e intolleranza

Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary Human Dimension Meeting dell’ufficio per la democrazia e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE.  Fondazione Novae Terrae vi ha partecipato. Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary […]

Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary Human Dimension Meeting dell’ufficio per la democrazia e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE.  Fondazione Novae Terrae vi ha partecipato. Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary […]

Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary Human Dimension Meeting dell’ufficio per la democrazia e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE.  Fondazione Novae Terrae vi ha partecipato.

Vienna, lo scorso 14 e 15 aprile si è tenuto all’Hofburg, come da consuetudine, l’annuale appuntamento della Supplementary Human Dimension Meeting dell’ufficio per la democrazia e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE. Questa edizione si è concentrata sulle politiche e le strategie per promuovere ulteriormente tolleranza e non-discriminazione. Fondazione Novae Terrae vi ha partecipato come esponente della civil society, che, come spiegava Mattia Ferrero a Matchman News, presso l’ODIHR ha un importanza primaria, in quanto possibilità di sostegno, ascolto diretto e dal basso della democrazia. Tra gli obiettivi della due giorni, la revisione e valutazione delle correnti sfide poste di fronte gli Stati Partecipanti nell’esecuzione dei relativi impegni e lo scambio di buone pratiche per combattere l’intolleranza in tutte le sue forme.

Il convegno si è svolto lungo tre sessioni principali, in ciascuna delle quali alle relazioni di apertura sono seguiti gli interventi consueti delle delegazioni e delle ONG presenti.

Tra gli elementi emersi, benché non assolutamente nuovi, la tendenza da parte di alcune associazioni di reclamare una sempre maggiore e stringente protezione dalla discriminazione, che è spesso avvertita o subita per l’esercizio altrui del diritto di parola. Una preoccupazione, talvolta anche legittima, ma che porta inevitabilmente su terreni insidiosi, in cui gli Stati Partecipanti non hanno ancora deciso di inoltrarsi per tracciare una linea, che non è agevole da reperire.

Di fronte a queste posizioni, che mettono in discussione l’assetto attuale della democrazia (così come si è sviluppata sinora in Occidente), l’intervento di un collaboratore della commissione diritti umani del Dipartimento di Stato americano, parlando del carattere discriminatorio di certi blog, ricordava che discorsi pur riprovevoli non vengono perseguiti negli USA, ma solo quei casi che sfociano di fatto (o almeno in quanto tentativo) in violenza vera e propria. Per quanto gli atteggiamenti discriminatori siano negativi, tuttavia occorre tolleranza – nel senso vero del termine, cioè sopportazione di una cosa di per sé riprovevole o negativa, o addirittura malvagia in quanto non voluta e solo a motivo della protezione di un bene maggiore.

Con tutta evidenza il rischio è di imboccare dei percorsi dalle conseguenze gravi e non tutte prevedibili.

Inoltre, largamente è stato richiamato da più parti il ruolo centrale della scuola, soprattutto nei primi anni del percorso scolastico, come ambito privilegiato per combattere la discriminazione e l’intolleranza.

La delegazione della Santa Sede da parte sua ha saggiamente ricordato con chiarezza quanto la Chiesa Cattolica abbia la più grande rete al mondo di scuole in cui le persone imparano la tolleranza senza però vedere menomate l’identità e la storia delle istituzioni e delle nazioni.  Sulla medesima linea, in tema di hate crimes, è stata poi ricordato che la decisione 9/2009 del Consiglio Ministeriale dell’OSCE abbia riconosciuto che “le vittime dei crimini ispirati dall’odio possono appartenere sia a comunità minoritarie sia a quelle maggioritarie” – elemento che spesso scivola nell’oblio – con la conseguente necessità di avere un rappresentate personale per i cristiani oltre che per ebrei e musulmani tra i consulenti della presidenza di turno.

Analogamente, Fondazione Novae Terrae, assieme all’Osservatorio per la Tolleranza e la Libertà Religiosa, l’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione Contro i Cristiani, CitizenGo, Hatze Oir e Alliance Defending Freedom International hanno inviato alcune raccomandazioni comuni. L’OSCE e soprattutto L’ODIHR sono invitati a sensibilizzare gli Stati Partecipanti sul contributo positivo delle religioni nella costruzione e del benessere delle società democratiche. Inoltre, si richiede che vengano elaborate linee guida per educatori per contrastare intolleranza e discriminazione anche nei confronti dei cristiani – analogamente a quanto già compiuto per ebrei e musulmani.

Di grande importanza è poi la necessità di accrescere la protezione degli edifici religiosi, inclusi quelli cristiani, visto che dal report OSCE sugli Hate Crimes emerge che chiese e cimiteri in sostanza sono i più colpiti. La circostanza che si tratti di edifici e non (ancora) di persone, non deve far sottovalutare la questione.

Occorre dunque che la società civile si faccia sempre più presente a questi appuntamenti, perché il pluralismo di fatto delle società venga rappresentato con le dovute proporzioni, visto che, malgrado siano ancora la maggioranza in molti paesi OSCE, i cristiani (quanto a NGO) non sono presenti in numero significativo.

Dovrebbero imparare dagli attivisti musulmani, o dalle associazioni di carattere secolare o impegnate sul fronte LGBT che certo né si dimostrano disinteressati né intimiditi rivelandosi “minoranze” molto, molto attive.

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