Unioni gay e matrimonio, l’intervista a Simone Pillon

La famiglia: “una foresta che cresce senza rumore, mentre le ideologie di gender di rumore ne fanno molto”. Parla l’avvocato Simone Pillon.

La famiglia: “una foresta che cresce senza rumore, mentre le ideologie di gender di rumore ne fanno molto”. Parla l’avvocato Simone Pillon.

Simone Pillon è avvocato patrocinante in Cassazione e presso le corti supreme italiane ed europee. Si occupa di diritto di famiglia, con particolare riferimento al diritto dei minori e alla genitorialità, e diritto penale, in particolare diritto penale familiare. A inizio anno era stato querelato per una battuta su alcuni volantini, distribuiti da Omphalos Arcigay-Arcilesbica in un liceo di Perugia nel 2012. Un’ordinanza del giudice, arrivata a gennaio  2015, imponeva poi di sequestrare il video contenente le dichiarazioni dell’avvocato che nel frattempo diventava oggetto di pesanti polemiche da parte delle associazioni LGBT.

Presentiamo un’intervista fattagli in seguito alla dichiarazione della Corte Suprema sui “matrimoni omosessuali” (09/02/2015). La pubblichiamo ora perché fornisce alcune riflessioni importanti sul tema che rimane attualissimo.

Di recente la Corte Costituzionale si è pronunciata sui “matrimoni omosessuali”, lei cosa ne pensa?

La sentenza della Corte sgombra il campo da possibili equiparazioni delle unioni gay con il matrimonio. Nella nostra Costituzione è scritto a chiare lettere che la famiglia è solo la società naturale fondata sul matrimonio. Questo va letto come una precisa tutela del diritto dei figli a nascere crescere e ricevere cure dal padre e dalla madre. Il resto è inquadrabile nei diritti individuali regolati dal diritto civile.

Si dice sempre che a livello internazionale il dibattito sui “matrimoni gay” si stia risolvendo a favore di questi e, di conseguenza, che l’Italia dovrebbe adeguarsi. In realtà, come ho scritto e come sappiamo, non è vero. Dunque perché secondo lei passa quest’idea? Quanto è forte l’ideologia gay pride nel nostro Paese?

Ogni volta che la Corte di giustizia europea o il Parlamento europeo si pronunciano sui “matrimoni gay” scatta come un riflesso condizionato la solita solfa sull’Italia quale paese arretrato. In realtà il diritto di famiglia è escluso dalle competenze dell’Unione Europea e resta gelosamente nella stretta sovranità dei singoli paesi membri. Dunque nulla a livello europeo può condizionare quanto accade nel diritto di famiglia del nostro Paese. L’Italia è una luminosa eccezione, in cui ancora la famiglia regge e i benefici effetti di tale istituzione naturale si sono visti proprio durante la crisi, in cui le famiglie italiane hanno funzionato da gigantesco ammortizzatore sociale, e spesso la pensione dei nonni ha salvato i nipoti dall’indigenza della disoccupazione. Detto questo, il ruolo sociale della famiglia è ben altro e ben di più. La famiglia è tuttavia la proverbiale foresta che cresce senza rumore, mentre le ideologie del gender di rumore ne fanno molto, specialmente sui media, tentando di costringere l’Italia al pensiero unico in materia di indifferentismo sessuale. Uomo e donna hanno pari dignità ma non sono uguali…

Glielo chiedo perché molte famiglie sono in difficoltà proprio per la cattiva informazione che si fa al proposito. Cosa si può fare, o si sta facendo in relazione a questo? Penso in particolar modo alla vicenda dei “volantini” nella scuola di Perugia che l’ha coinvolta direttamente…

Le famiglie devono vigilare sull’educazione dei loro figli. In moltissime scuole italiane si portano avanti all’insaputa dei genitori programmi di ideologia gender che la CEI ha definito “campi di rieducazione”. Purtroppo è davvero così. Dobbiamo salvare i nostri ragazzi dall’indottrinamento alleandoci con loro e pretendendo dalla scuola una informazione trasparente e una condivisione dei contenuti educativi in una materia tanto delicata. Non a caso sia la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 26) che la nostra Costituzione riservano alla coppia genitoriale il diritto di educare la prole. Qualcuno vorrebbe espropriarlo. Con gentilezza e fermezza diciamo “no grazie!”

L’aspetto che emerge intorno al dibattito di cui abbiamo parlato è, mi pare, il fatto che viene totalmente ribaltato il ruolo del diritto. Nel senso che se il diritto nasce come oggettiva regolamentazione per la convivenza, a partire da esigenze reali e condivise, ora è il contrario, ovvero uno ne fa un abuso a seconda delle proprie esigenze. Che cosa ne pensa?

Il diritto viene sempre più spesso impiegato come arma ideologica per educare il popolo ritenuto “popolo bue” da alcune elites culturali che si ritengono superiori. Così è stato con il divorzio, poi con l’aborto, ora con la fecondazione assistita e con l’eutanasia. Il diritto dovrebbe essere al servizio dell’uomo e non contro l’uomo. Se l’etica e la morale non coincidono più col diritto positivo si aprono, nella coesione sociale di un popolo, immense ferite che prima o poi portano al disfacimento della società. I diritti delle persone conviventi sono sacrosanti, come quelli di qualsiasi persona. Ma la natura stessa del matrimonio non è clonabile o riproducibile a piacimento senza gravi conseguenze. Il caso dell’Ecuador è emblematico: una società profondamente trasformata dall’adesione incondizionata del legislatore alle ideologie contrarie alla famiglia è ora giunta al capolinea. Figli senza genitori, mogli senza mariti, persone senza identità… il prezzo è davvero elevato e a farne le spese sono sempre i più deboli.

Giacomo Pizzi

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